giovedì 13 agosto 2015

Decadenza della politica e predominio dell’economia secondo la psicologia di comunità. 2002

E' tempo d'estate, le città sono coperte da tempo da una cappa asfissiante, la pigrizia la fa da padrona e, a completare il quadro, la riabilitazione dopo un brutto incidente al ginocchio è lunga e tormentata.

Tutti buoni motivi per giustificarmi della scarsa vena creativa che ha lasciato il blog privo di articoli da troppo tempo. E allora come da antica consuetudine giornalistica durante i periodi estivi, vado a ripescare un articolo datato dal vecchio blog, tanto mi ero ripromesso  da tempo di spostarne alcuni su questa più recente piattaforma…


Decadenza della politica e predominio dell’economia secondo la psicologia di
comunità. 2002

16 marzo 2013




Proprio in questi giorni, che seguono il rinnovamento della classe politica post-elezioni e la nascita del nuovo parlamento, il dibattito pubblico e popolare continua ad essere fondato su temi che mettono al centro le più o meno presunte differenze e contrapposizioni tra le aree del centrodestra e del centrosinistra. Persiste inoltre  lo stupore e la diffidenza verso una nuova forza politica fatta da cittadini e guidata da un portavoce sui generis dal forte impatto sociale.

Sto rileggendo un capitolo del testo “Fondamenti di psicologia di comunità” (Francescato, Tomai, Ghirelli – Carocci editore – 2011) e mi stupisce come un testo di natura psicologica e non economico-politco-finanziario esponga con tanta chiarezza ciò che sta avvenendo da anni e che in molti ancora non hanno ben chiaro. Per di più la prima stampa del testo è del 2002 e riporta citazioni degli anni ’90.

Disciplina che esamina i problemi non solo nella loro dimensione personale e soggettiva, come è tradizione della psicologia, ma anche nella loro dimensione oggettiva e sociale, nella quale si collocano vincoli e risorse che permettono o ostacolano l’empowerment di persone, gruppi, organizzazioni e comunità locali.

Personalmente ringrazio la prof.ssa Donata Francescato per la chiarezza delle sue lezioni sul tema dell’empowerment di comunità che ho avuto la fortuna e l’onore di seguire.



Ecco uno stralcio dal testo citato:

[…] i grandi mutamenti in atto nel mondo finanziario dovuti ai processi di globalizzazione renderebbero  ancora più importante  riconoscere un ruolo maggiore della politica nel governo dell’economia. Come nota l’economista Paolo Savona (1997), oggi  sono i mercati a stabilire la politica economica dei governi, e i grandi gruppi finanziari hanno un potere eccessivo. In assenza di regole internazionali, infatti, la creazione monetaria per usi internazionali o moneta offshore continua a procedere sostanzialmente fuori controllo. La grande finanza ha  l’assoluto controllo dei tassi di interesse, cosa che le consente di fissare liberamente il costo del denaro e stabilire i cambi ai livelli che preferisce. Sarebbe compito della classe politica stabilire le nuove regole del gioco monetario ed economico ma,  come nota l’economista neozelandese Tim Hazeldine (1998), dopo il crollo del comunismo nel 1989 in quasi tutti i paesi la classe politica ha perso influenza e prestigio e non ha più l’autorevolezza per farlo.
Questa decadenza della politica è pericolosa per la crescita democratica di una società:

Se si “spoliticizza” la gente attraverso messaggi fittizi ed elusivi della complessità dei problemi, accarezzandone  la pigrizia e la passività, che come tentazione albergano in tutti noi, non si elimina la politica, ma si fa un’operazione di esproprio a favore dei circoli ristretti di potere dove si fa la politica reale. [...] la democrazia, come il regime di diffusione massima delle capacità politiche, richiede tutto il contrario: non che i problemi fittiziamente siano portati al livello di chi non ne capisce nulla ma, al contrario, che tutti si impegnino, per quanto loro possibile, a portarsi al livello delle difficoltà dei problemi. L’estensione e la qualità della democrazia dipendono da questo (Zagrebelsky, 1995).

Francescato e Putton (1995) a questo proposito sostengono che nell’età postmoderna contemporanea l’antagonismo tra ideologia capitalista e comunista ha contribuito a enfatizzare e a far prevalere alcune divisioni manichee nelle sfere del  pubblico e del privato. Crescita individuale e benessere sociale, vengono così rappresentati come concetti opposti, negando una realtà complessa e multidimensionale che richiederebbe un  equilibrio tra soddisfacimento dei bisogni individuali e raggiungimento degli obbiettivi generali. Il xx secolo ha visto contrapporsi, nelle sue diverse forme economiche e politiche, gli estremismi del liberismo anarcoide, che privilegia i diritti del singolo a scapito dei doveri verso la comunità, e del totalitarismo, che, come è avvenuto sotto i regimi fascisti e comunisti, sacrifica le istanze individuali.

Oggi siamo alla ricerca di un nuovo modello che rispetti l’equilibrio tra bisogni dell’individuo e scopi della società, che valorizzi la diversità di ciascuno e la protegga dalla tirannia dei molti e al tempo stesso incoraggi ogni singola persona a cooperare con gli altri per fini comuni (Francescato, Putton, 1995, p.21).

Riteniamo che se i futuri adulti continueranno a sottovalutare il legame con la dimensione sociopolitica del contesto ambientale perderanno la possibilità di esprimere e sperimentare un’importante dimensione di potere e di sviluppo: la dimensione sociale dell’empowerment.

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